Perché negli Stati Uniti si vota di martedì?

Le elezioni si tengono da decenni nel primo martedì dopo il primo lunedì di novembre, che quest’anno cade il più tardi possibile.

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Le elezioni statunitensi di quest’anno – sia le presidenziali sia quelle per rinnovare buona parte del Congresso – si terranno contemporaneamente in tutti gli stati martedì 8 novembre. È un giorno piuttosto strano per noi europei, che da decenni siamo abituati a votare quasi esclusivamente nei weekend. Anche la scelta del mese è apparentemente bizzarra: sin dalle primissime elezioni negli Stati Uniti si vota a novembre, che non è propriamente uno dei mesi più caldi dell’anno. Entrambe le scelte però avevano una loro logica nell’Ottocento, quando sono state ideate, e piano piano sono diventate una specie di tradizione. Oggi qualcuno sostiene che non abbiano più senso, e propone di spostare la data o almeno rendere il giorno delle elezioni festa nazionale. In realtà è difficile che le cose possano cambiare a breve: nessuno dei due principali partiti ha ancora raccolto questa istanza.

Come racconta il Washington Post, va tenuto conto che gli Stati Uniti sono nati come un paese sostanzialmente rurale, dove i ritmi della giornata e della vita erano scanditi da quelli dei campi. Di conseguenza si scelse di votare a novembre «perché era il periodo appena successivo al raccolto autunnale, e appena prima che la neve e il ghiaccio facessero chiudere le strade in molte zone del paese». Di conseguenza si stabilì che il collegio elettorale dei “grandi elettori” – cioè quelli che materialmente votano per il presidente, nel sistema americano – si tenesse a gennaio , e il presidente si insediasse intorno a marzo (negli anni Trenta si decise di riunire i grandi elettori a dicembre e di far insediare il presidente a gennaio, tradizione mantenuta fino ad oggi). Il martedì invece venne scelto per un’altra ragione, e per una specie di compromesso: non si poteva scegliere la domenica, dato che molti dei primi abitanti degli Stati Uniti erano cristiani, e il mercoledì era tradizionalmente giorno di mercato in molti stati.

Per non far passare troppo tempo dal giorno delle elezioni a quello della riunione del collegio elettorale, nel 1792 si stabilì che le elezioni si tenessero nei 34 giorni precedenti alla riunione del collegio. C’era però un problema: ciascuno stato poteva scegliere il giorno in cui votare, cosa che di fatto influenzava il voto degli stati che votavano per ultimi. Nel 1845, il Congresso stabilì un’unica data per le elezioni, che si sarebbero tenute ogni quattro anni nel primo martedì di novembre. Qualcosa non quadrava ancora: con questa regola, poteva capitare che le elezioni si tenessero prima dei 34 giorni previsti dalla legge come distanza massima dalla prima riunione del consiglio elettorale. Venne ideata una nuova regola, studiata per evitare il problema: le elezioni si sarebbero tenute il martedì successivo al primo lunedì di novembre. È per questa ragione, fra le altre cose, che quest’anno si vota così tardi: il primo martedì del mese è l’1, e però non è preceduto da nessun lunedì. Di conseguenza dev’essere scelto il martedì successivo, cioè l’otto. Di fatto l’8 novembre è l’ultimo giorno disponibile per votare, secondo le regole: se l’1 novembre fosse caduto di lunedì, si sarebbe votato il 2. Se l’1 fosse caduto da mercoledì a domenica, si sarebbe votato fra il 3 e il 7 novembre, a seconda del giorno. È la prima volta da quasi trent’anni che il giorno delle elezioni cade l’8 novembre.

Non tutti sono convinti che queste regole vadano mantenute. Per moltissime persone un martedì di novembre è un giorno lavorativo: significa che per votare bisogna andare al seggio prima o dopo l’orario di lavoro “classico”, cioè nei momenti in cui il seggio è più trafficato (cosa che può scoraggiare qualcuno ad andare a votare). Per rimediare a questo problema molti americani votano per posta nelle settimane precedenti al giorno delle elezioni: quest’anno si stima che fra il 30 e il 40 per cento dei voti saranno consegnati in anticipo o di persona o via posta, praticamente il doppio rispetto alle elezioni del 2000. Il guaio però è che non tutti gli stati permettono di votare in anticipo, a meno di una giustificazione legittima (come essere malati o via per lavoro): in 15 stati, per votare è necessario recarsi al seggio il giorno delle elezioni. Negli anni scorsi ci sono state diverse proposte per spostare il voto nel weekend oppure rendere il giorno delle elezioni festa nazionale: una delle associazioni che fanno più pressione per cambiare il giorno delle elezioni è “Why Tuesday”, attiva dal 2009.

Secondo alcuni, il fatto che le elezioni si tengano di martedì è uno dei fattori che spiega l’affluenza relativamente bassa degli Stati Uniti rispetto ad altri paesi occidentali (insieme ad altre ragioni come l’iscrizione nei registri elettorali, che in alcuni stati è molto complicata): nel 2008, l’anno dell’elezione di Barack Obama, l’affluenza del 58,2 per cento fu considerato un dato molto positivo. Nel 2012 l’affluenza scese di più di tre punti, fino al 54,8. Secondo altri, invece, votare in un giorno feriale limita i casi di elettori fuori città o comunque impegnati per il weekend.

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Articolo originale da  Il Post  pubblicato su  http://www.ilpost.it
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